General Cessioni riporta quanto emerso dall’indagine Coldiretti/Ixe relativamente allo stretto rapporto tra il turismo in Italia e la tradizione culinaria.

Il turismo in Italia è incentivato da un offerta molto ampia e completa, essa spazia dalla storia, ai beni culturali, ai paesaggi fino al cibo. Quest’ultima voce gioca un ruolo protagonista dal momento che il territorio italiano può permettersi di vantare una secolare tradizione enogastronomica e un patrimonio di antiche produzioni agroalimentari tramandate di generazione in generazione, capaci di esercitare una fortissima attrazione presso il turismo nazionale e internazionale.
Quanto sopra indicato viene ulteriormente confermato dalle statistiche, che evidenziano come 2 stranieri su 3 identifichino cultura e cibo come principali motivazioni di un viaggio in Italia e che per il 54% degli italiani una vacanza nella penisola si può considerare di successo se presenta la combinazione cibo, ambiente e cultura.
Non a caso un terzo del la spesa degli stranieri e degli italiani in vacanza è destinato alla tavola: nei ristoranti, nelle pizzerie, nelle trattorie o negli agriturismi, ma anche per il cibo di strada o per le specialità enogastronomiche.
L’alimentare è la prima voce del budget delle vacanze in Italia.
Dei 75 miliardi del fatturato turistico complessivo annuale, ben 26 miliardi sono spesi in cibo e bevande;  ripartiti nel seguente modo:  14 miliardi di euro sono di pasti consumati nella ristorazione, 12 miliardi sono per l’acquisto di prodotti alimentari presso negozi o mercati.
Il fatto che l’Italia sia leader del turismo enogastronomico è garantito dal fatto che, lungo tutto il territorio,  sono presenti: 60mila aziende agricole biologiche, 292 specialità Dop/Igp registrate a livello comunitario, 22 mila agriturismi, 10 mila agricoltori in vendita diretta e svariate iniziative di valorizzazione alimentare quali sagre e strade del vino.